“Sono la mala untura, la sciagurata, la pece che non rassomiglia. Sono l’evo di mezzo, la caverna con le stelle incarnite.
I Padri sanno poco. Danno la schiena. Macellano. Nocchieri del finimondo, del giorno senza rosa canina.
Io li ho visti portare oscurissime zavorre, poi salire leggeri per i declivi della razza, drenare linfe, lagnarsi.
Li ho visti sciacquare gli ultimi tizzoni nella ciotola col sangue.
Quelli come me neppure li ascoltano. Dicono che non cerchiamo più corallo. Che non abbiamo assi, chiodi di fuoco per l’inverno.
Sta scritto: «ciò che è storto non può essere raddrizzato».”
La specie storta, Giorgiomaria Cornelio