
E’ arsa sotto il fuoco, la città degli angeli rifatti al botulino, per giorni, lasciando macerie incenerite e resti, carbonizzati, di un vecchio tossico, sogno, americano.
Avrebbero mai potuto immaginare quei due, i Lumierè, che con la loro meravigliosa creazione avrebbero plasmato l’immaginario, il pensiero e le esistenze di milioni di persone sul pianeta? Tutti come rapiti da un’ipnosi collettiva ad una sola dimensione, anime e corpi sequestrati dalla realtà anossica, piatta e stretta degli schermi.
Il fumo nero, denso, dei roghi è arso oltre le colline di Hollywood, fino al cielo, fino a lambire, forse, i loro culetti, lassù già morti, ma ancora eccitati e impressionati di osservare, dopo più di un secolo, la maestosa potenza pervasiva della loro pazza invenzione.
Mio nonno era un contadino, nato appunto sul finire dell’Ottocento. Lo ricordo a volte distratto davanti al suo primo televisore in bianco e nero nella sala della casa acquistata vendendo tutto, terre, attrezzi ed animali. Non era ipnotizzato come gli altri dalle luci e dalle forme in movimento generate dalla magia stramba del tubo catodico. Manteneva l’attenzione acerba, diffidente e scaltra di chi ha passato eternità davanti alla fiamma viva che sfama e riscalda.
Mi diceva – Sai piccolo, il “se” ed il “ma” sono il paese dei coglioni… –
“Se” nell’attuale società tecnologica delle intelligenze artificiali, della realtà aumentata, in cui da una parte spremiamo esseri viventi fino all’osso e dall’altra offriamo benessere, crescite personali, spiritualità come antidoti alla noia e alla depressione dello spettacolo funereo della catastrofe ecologica in corso , milioni di esseri umani affermano di dedicarsi alla meditazione e questa parola ormai è sulla bocca di tutti, chi la fa, chi la insegna e chi la vende… Allora qualcosa di profondo, più vasto del silenzio dello spazio siderale che ancora non riesco a vedere, sta, per venire finalmente alla luce.
“Ma” noi umani siamo molto attaccati alle parole e per convenzione diamo loro i significati a cui siamo stati educati e socializzati, diamo loro un senso rispetto al modo in cui le abbiamo vissute. Nel tempo del design e dell’ingegneria neurale, esse ammobiliano le menti, arredano i pensieri attraverso i quali rappresentiamo il mondo secondo l’estetica del successo a cui siamo stati addestrati.
Allora preferisco non utilizzare la parola meditazione per quegli indefinibili bagliori fuori dal tempo, in cui tutto diviene vuoto, al di fuori di ogni esperienza intellegibile. Allora in intimità preferisco, con amore, alimentare la brace.
Forse un pò come mio nonno quando semplicemente, ascoltava il fuoco…
La fiamma viva sotto la cenere.
Jerry Diamanti