
L’urgenza di reimparare a immaginare mondi nuovi è ineludibile. Se le parole ci mancano, se il linguaggio per pensare l’avvenire è sterile, come potremo intraprendere il cammino della liberazione? Senza la forza propulsiva di un’immaginazione fertile, capace di generare scenari alternativi e futuri possibili, ogni passo verso l’emancipazione risulterà vano.
Quando le giornate, i mesi e gli anni si ripetono con fin troppa soluzione di continuità, alla ricerca del modo “più autentico” di rappresentarci al mondo, quali sono i momenti attraverso i quali ricordarci l’unicità di quello che viviamo e che vorremmo restasse a costituire una base per il futuro?