by Jerry Diamanti
Share
by Jerry Diamanti
Share
“Sono la mala untura, la sciagurata, la pece che non rassomiglia. Sono l’evo di mezzo, la caverna con le stelle incarnite.
I Padri sanno poco. Danno la schiena. Macellano. Nocchieri del finimondo, del giorno senza rosa canina.
Io li ho visti portare oscurissime zavorre, poi salire leggeri per i declivi della razza, drenare linfe, lagnarsi.
Li ho visti sciacquare gli ultimi tizzoni nella ciotola col sangue.
Quelli come me neppure li ascoltano. Dicono che non cerchiamo più corallo. Che non abbiamo assi, chiodi di fuoco per l’inverno.
Sta scritto: «ciò che è storto non può essere raddrizzato».”
La specie storta, Giorgiomaria Cornelio
Viviamo in un’epoca di complessità inaudita, come forse ogni generazione ha percepito la propria. Tuttavia, gli ultimi secoli, a partire dall’Europa, hanno impresso una svolta senza precedenti nella storia dell’umanità. Il motore dell’economia capitalista, alimentato da risorse umane e non umane provenienti da ogni angolo del globo, ha generato uno sfruttamento intensivo e globale.
Di fronte a questa realtà, si fa sempre più urgente la necessità di ripensare le nostre strategie di rivolta. È necessario superare le logiche lineari e abbracciare una visione multispecie, in cui animali umani e non umani diventino alleati nella lotta per un futuro più giusto e sostenibile.
L’urgenza di reimparare a immaginare mondi nuovi è ineludibile. Se le parole ci mancano, se il linguaggio per pensare l’avvenire è sterile, come potremo intraprendere il cammino della liberazione? Senza la forza propulsiva di un’immaginazione fertile, capace di generare scenari alternativi e futuri possibili, ogni passo verso l’emancipazione risulterà vano.
Come sostiene Giorgiomaria Cornelio è giunto il momento di rompere con l’aridità di un mondo fossilizzato, riattivare sentieri interrotti che deviano dal tracciato prestabilito, dalle norme asfittiche e da una presunta naturalità artefatta. Nel suo nuovo libro (Fossili di rivolta. Immaginazione e rinascita, edizioni Tlon) l’autore fa emergere figure di cospirazione “fossili di rivolta”, reietti di un patto di indifferenza,
riportati alla luce da un’archeologia del possibile. Questi fossili ribelli si ergono a baluardo contro ogni fine già scritta, ogni destino predeterminato. La loro danza, carica di promesse e potenzialità inespresse, è un inno alla rinascita immaginativa, una sfida al pensiero unico e dominante.
Un libro di difficile lettura, evidentemente l’autore ci richiede impegno, studio, lentezza, pazienza. La lettura di queste pagine conduce il lettore in un rizoma esplorativo, Cornelio ci guida nelle complesse dinamiche del paesaggio contemporaneo, intrecciando temi quali la rete, i social network e la “gnosi verde” delle piante con saperi apparentemente distanti come il diritto romano, la storia dei processi agli animali e il Medioevo fantastico.
Cornelio è un poeta, prima di tutto, e anche in questo suo lavoro saggistico emerge con forza una prosa poetica e suggestiva, capace di evocare immagini potenti capaci di stimolare la riflessione critica.
Uno degli aspetti più interessanti del libro è la sua capacità di mettere in discussione le narrazioni dominanti sul progresso e sullo sviluppo tecnologico. Il testo ci invita a considerare come la nostra relazione con la natura e con gli altri esseri viventi sia stata profondamente alterata dalla modernità e come questa trasformazione abbia avuto un impatto significativo sulla nostra capacità di immaginare futuri alternativi.
Cornelio afferma che senza un pensiero filamentoso, infilato anche in ciò che ci turba, l’ecologia diventa una pratica di abbellimento, una gita domenicale in un’area tristemente protetta. Abbiamo bisogno di sovvertire il presente, danzare sulle macerie dell’uniformato per poter mutare il nostro modo di pensare. Un esercizio di futurologia sovversiva consiste proprio nell’immaginare un avvenire che non sia
meramente spacciato, catturato o esclusivamente estrattivo. Significa rifiutarsi di cedere al ricatto della familiarità, allo stordimento della narcosi quotidiana, per quanto essa possa apparire seducente. Fossili di rivolta” è un’opera che, come un’esplosione di forme e significati, alimenta fioriture percettive nel lettore. Ci invita a uno stupore attivo, a un’avventura “queer” attraverso le forme, aprendo varchi verso
metamorfosi e rinascite in divenire.
Andrea Staid
Foto di Joseph Corl
STAY IN THE LOOP