Categories: n19

by Jerry Diamanti

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Se sei una persona che non ha figli, questo articolo è soprattutto per te.

Perché oggi voglio farti conoscere un mondo che chi ha figli conosce bene, e chi non ha figli (o ha figli già grandi) può aiutare a migliorare.

Mi riferisco al difficile, estenuante e a volte terribile periodo che quasi tutte le neo-mamme vivono nei primi mesi dopo il parto in cui si rimane sole, in casa, con un neonato. E no, non mi riferisco alla depressione post-parto, anche se è ovvio che questa è una conseguenza fortemente correlata alla solitudine vissuta in questo periodo.

Da tutto a niente

Dal momento in cui si rimane incinta, inizia un meraviglioso e difficile viaggio alla scoperta del sé. A volte il corpo sta bene, a volte ci obbliga al riposo con nausee e fastidi vari. 9 mesi passano molto in fretta, fino a che arriva il giorno del parto, quel momento incredibile e fortemente spirituale in cui diamo alla luce la persona che sarà per sempre legata alla nostra vita e al nostro cuore. Il parto stesso può andare secondo i piani, oppure no, e purtroppo troppe donne troppo spesso vivono il parto come una esperienza difficile, a volte violenta, che è l’opposto di come dovrebbe essere, se solo ci fosse un sistema sanitario e sociale che desse più importanza alle donne e ai loro veri, naturali e fisiologici bisogni (non mi stanco mai di dire che partorire è bellissimo!).

Generalmente, se si è stati in ospedale per partorire, si torna a casa dopo qualche giorno.

Si torna a casa con un corpo nuovo, spesso stremato e a volte dolorante, e con una creatura tra le braccia di cui non si sa praticamente nulla, e di cui non si sa bene cosa fare. Di colpo, dopo 9 mesi in cui tutti si prendevano cura di TE come donna (dal medico alle pubblicità per vestiti prémaman alle amiche con cui uscivi) ti ritrovi sola e confusa a casa. Adesso di TE non si interessa più nessuno: “importante che il bimbo stia bene” è la frase che permette a chiunque di minimizzare la TUA esperienza di donna, spesso traumatizzata. E quindi mille controlli pediatrici per il neonato, e poi regali, pensieri, coccole, mentre la mamma viene messa in secondo piano. Lentamente, quando tutte e tutti hanno metabolizzato che hai un figlio/a e che non hai tempo per loro, quando tutte e tutti ti hanno fatto gli auguri e portato i regali, lentamente, inizi a svanire dai loro pensieri. TU non esisti quasi più. Il partner torna a lavorare (sempre se ha potuto/voluto smettere) e riprende la sua vita abbastanza velocemente. Forse è presente, ma dopo un po’ anche la sua presenza, se è l’unico adulto che vedi durante tutta la giornata, inizia a darti fastidio. AVRESTI bisogno di compagnia. E quindi provi ad uscire, ma forse hai un neonato che ODIA l’auto, che piange disperatamente appena lo metti nell’ovetto (il seggiolino auto per neonati). Capita molto spesso che i neonati mal tollerino le auto nei primi mesi di vita. Allora provi a prendere i mezzi pubblici, ma con le persone che tossiscono sul passeggino o addosso a te (che magari porti il bimbo in fascia) non te la senti tanto. E poi con un neonato è difficile uscire di casa in orario, comunque. Forse hai la fortuna di conoscere altre mamme con bimbi della tua età, o forse vivi in un posto civile in cui esistono dei gruppi di incontri per neomamme. Ad ogni modo, la sera quando vorresti andare a dormire, e durante le notti spesso insonni ed interminabili, lo sconforto prende piede e ti senti sempre più stanca, sempre più giù, sempre più sola. Potrebbe questo non essere il tuo caso, forse a te non è successo, ma ti assicuro che questo è quello che succede a quasi tutte le neomamme oggi.

Tutto questo, nelle tradizioni di tutto il mondo, non era mai accaduto. La neomamma, a partire dal momento del parto e per i primi 40 giorni circa, non veniva MAI lasciata da sola. C’erano sempre altre donne che la aiutavano, che erano di supporto e compagnia. Soprattutto nei primi 40 giorni, in cui alla neomamma veniva consigliato (obbligato, come sarebbe meglio per riprendersi) di stare a letto e riposare, c’era sempre qualcuno che cucinava per te, si prendeva cura degli altri figli, ti sistemava casa, parlava con te o stava in silenzio. Queste tradizioni li troviamo in tutti i continenti, e se chiedi alle tue nonne, probabilmente anche loro possono attestare gli usi e le usanze del passato. Dalla diffusione della famiglia nucleare in poi – concetto che ha ben distrutto la vita in generale, di figli, coppie e “famiglie”  – ci siamo ritrovate sempre più sole. A gestire da sole una dimora, dei bambini, un lavoro. A fare quello che una volta veniva fatto da più persone, insieme, in comunità. L’individualismo ( = la tendenza a svalutare gli interessi o le esigenze della collettività, in nome della propria personalità o della propria indipendenza o anche del proprio egoismo. Atteggiamento filosofico volto ad affermare l’autonomia del singolo) ha creato una società in cui “chi fa da sé fa per tre” in cui nessuno chiede più aiuto e in cui i social sono diventati la nostra maniera di connetterci al mondo, a nostra disposizione 24/7.

E in questa società in cui ognuno pensa ai propri problemi, ai propri interessi e alle proprie voglie, le neomamme sono un fastidio da nascondere e ignorare. Anzi, viene chiesto loro di tornare produttive, belle e fertili (e possibilmente giovani ed in forma) prima possibile.

E a causa di un individualismo intrinseco, perché dobbiamo dimostrare a noi stesse quanto valiamo o perché abbiamo imparato a non chiedere aiuto, per orgoglio, mancanza di autostima o per vergogna, le stesse neomamme preferiscono non ricevere aiuti esterni. Molte neomamme (e io l’ho vissuto per il mio primo figlio) non vogliono interferenze esterne, e si infastidiscono se una persona vicina (la suocera ad esempio) vuole dare una mano. Si chiede alle persone in visita di non toccare il proprio figlio, quando una volta i bambini venivano allattati da più persone. Si vuole fare tutto da sole, quando per crescere un bambino ci vuole un villaggio (proverbio famoso di origine incerta) o 9 madri, come si dice in varie culture sciamaniche. E’ chiaro che è bene proteggere il bebè da patogeni e influenze esterne, ma il “posso fare tutto da sola” non funziona, non ha senso e anzi esaurisce le nostre energie.

Quel che rimane sono migliaia di neomamme che in questo preciso istante vorrebbero poter parlare con un altro adulto. Vorrebbero poter fare una doccia. Vorrebbero avere 5 minuti per sé. Vorrebbero non dover pensare a pulire casa e cucinare ed annaffiare le piante. Vorrebbero non provare risentimento nei confronti dei propri figli, perché si arriva anche a questo, quando si è stanche e disperate.

Ecco, tu che non hai figli o che hai figli già grandi, e che forse hai un pochino di tempo libero: se conosci qualche amica, conoscente, vicina di casa che ha appena avuto un figlio o che ha un piccolo in casa, non esitare a connetterti con lei. Probabilmente all’inizio ti dirà che non avrà bisogno di nulla (rivedi il paragrafo sull’individualismo). Non demordere. Portale un cesto di frutta di stagione, o se ti piace cucinare, portale qualcosa di pronto da mangiare. Offriti di tenere il bimbo mezz’oretta. Non dare consigli, rimani nell’ascolto, nel rispetto, coltivando attenzione e presenza. Invitala a prendere un tè a casa tua. Proponile di fare una passeggiata insieme, vai a prenderli a casa, mamma e bebè. Sii paziente, sii amorevole e delicata/o, e mantieni la dolcezza e la tenerezza tipiche di questa fase nella vita di una neomamma. Sono momenti che una neomamma terrà per sempre nel cuore. Momenti in cui non si sente abbandonata, momenti che la faranno sentire nuovamente viva.

Le madri sono le custodi della vita.

Solo quando la società inizierà a prendersene cura, possiamo dire di aver raggiunto un livello di consapevolezza superiore. Fino a quel momento, tocca a tutti e tutte noi rimboccarci le maniche ed assicurarci che nessuna mamma si senta mai più da sola.

Caterina Allegra

sicilyoga@gmail.com

Foto di Jenna Norman

 

 

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