Categories: n19

by Jerry Diamanti

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È tempo di rispettarci
Comprenderci e lavorare insieme
Onorando le leggi dell’origine che mantengono l’ordine in tutti i regni
Trovare un nuovo cammino come esseri individuati

Reymundo Tigre Perez, nato a Laredo in Texas figlio di indigeni Purepechas, ricevette il dono di una visione durante la Danza del Sole nel 1968. “Vidi una donna dalla pelle scura che piangeva. Questa donna è la nostra madre terra. Attraverso le sue lacrime vidi aprirsi uno spazio circolare nella terra con un fuoco centrale e persone di diverse lingue e canti che entravano nella terra e pregavano. Entusiasta di vedere i suoi figli riuniti la donna iniziò a cantare e tutto il circolo si riempì di fiori”. Reymundo Tigre Perez chiese agli anziani cosa significasse quella visione e gli dissero che si trattava di un’antica cerimonia chiamata Kiva. “Roots of the Earth”, originariamente “Kanto de la Tierra”, nasce da questa visione, da quando per la prima volta i rappresentanti tribali delle varie nazioni del “Kanto de la Tierra” iniziarono a realizzarla. Si riunivano per una preghiera di quattro giorni e quattro notti, una cerimonia di guarigione della terra all’interno di uno spazio cerimoniale circolare (Kiva).

Il vero valore della visione di Tigre Perez è l’aver invitato e incluso in questa cerimonia altri anziani e rappresentanti indigeni da tutto il mondo. Alla morte di Reymundo Tigre Perez il fuoco sacro della Cerimonia Kiva è stato tramandato
a tre Custodi, tra cui Heriberto Villaseñor “Tecolozintli – Gufo onesto” che con voce presente, forte e solare, all’inizio della cerimonia a cui ho partecipato, ha dichiarato: “non si arriva in questo luogo per ricevere delle benedizioni o per far sì che qualcuno “ci faccia” una cerimonia…Siamo qui per essere la cerimonia stessa. Ognuno di noi qui può prendersi la responsabilità di innalzare la vibrazione per tutti i fratelli e le sorelle sulla terra”.

Ho avuto l’onore di partecipare a questa Kiva accompagnando mio padre che è stato invitato alla preghiera come “anziano” del territorio. Una volta lì ho compreso perché i giorni prima mi ero percepita “trasportata” così tanto in “missione spirituale”. Una volta all’interno della Kiva insieme a mio padre ho sentito di “Essere preghiera” e ho
percepito in tutte le cellule, quelle fisiche e quelle invisibili, cosa intendo quando spesso mi ritrovo a dire che siamo “corpo rituale della terra”. Attraverso il nostro corpo possiamo renderci disponibili a essere preghiera. La preghiera dell’essere non accade da sola. Abbiamo bisogno di attivare in noi forza e volontà, in questo modo innalziamo la frequenza ed emaniamo guarigione per noi stesse e per chi ci sta accanto.

L’aria che ho respirato era di sacralità e di festa. Una festa in preghiera. Ne sono stata immensamente grata perché per anni ho avuto bisogno di purificare la parola preghiera dentro di me e intorno a me, nel mio campo. Arrivo dal lignaggio indiano che è completamente immerso nella preghiera: attraverso la mia famiglia e i miei viaggi in Asia son sempre stata in contatto con il “gesto” della preghiera. Ne ho sempre sentito il potenziale di forza ma ho avuto anche bisogno di metterla in dubbio, di fare tabula rasa, di provare da zero, per percepire davvero il potere di tale azione che cessa di essere un gesto esterno e che si trasforma in “essere”.

Qui ci porto una riflessione aperta. Mi chiedo perché “essere preghiera” non sia riconosciuta come una forma di attivismo. Forse perché in questa forma di attivismo si convoglia la propria forza, perseveranza e determinazione non per distruggere nella materia qualcosa, ma per creare bellezza, amore e pace attraverso la purificazione energetica dei fuochi sacri? Perché non è analizzabile e comprensibile e può essere facilmente catalogato “new age”? O perché, come in alcune forme di attivismo, si presenta il rischio di farsi “mangiare” dall’emozione che muove la forma di attivismo a cui partecipiamo? Nel caso della preghiera potrebbe essere un bel “spiritual bypass”.

Ma possiamo utilizzare le tecnologie spirituali in modo coerente…
Gli ultimi tre mesi della ruota dello zodiaco sono danzati dall’energia del capricorno, dell’acquario e dei pesci. Questi tre segni zodiacali ci invitano ad avere uno sguardo verso ciò che è collettivo. Se prendiamo il primo segno zodiacale, l’ariete, è l’energia che con tutta la sua forza primordiale si fa spazio fra la terra e germoglia in primavera con spinta individuale. Da lì nell’arco di dodici mesi si forma e dissolve una meravigliosa danza attraverso ogni segno zodiacale che rispecchia la ciclicità della terra e delle sue stagioni. Secondo le tradizioni antiche che volgevano lo sguardo alla natura per vivere il presente l’anno non inizia il primo di gennaio, ma in primavera con l’equinozio di primavera quando il sole torna a scaldarci.

Mentre scrivo questo articolo per l’uscita del prossimo numero primaverile (ariete) di Matrika, stiamo tutte e tutti ancor navigando nei segni zodiacali più transpersonali che abbiamo nell’anno. Sviscero questi segni zodiacali di un ipotetico passato per darti la possibilità di integrarli nel tuo presente primaverile. Questo perché scegliere di vivere un tempo ciclico connesso alla natura invece che lineare più connesso alla produttività, prevede l’andare avanti mantenendo uno sguardo che guarda al passato per poter comprendere, lasciare andare e integrare.

Fra febbraio e marzo l’invito è di mantenere la vibrazione alta. Quando parlo di vibrazione intendo la “tua” vibrazione:
la danza delle molecole e degli atomi del tuo corpo che in questi ultimi mesi hanno avuto delle importanti auto*iniziazioni che hanno stravolto la tua vita…

In meglio.

Anche se in questo “meglio” vi è ancora dolore e strascico di lutto, senti con forza che la strada presa è per il “bene maggiore di tutti, te compresa”. Questa strada che finalmente hai scelto di percorrere ha innalzato la frequenza della tua vibrazione. Ora l’intelligenza divina ti sta chiedendo in modi che riconosci molto bene di non fare ciò che fai “solo per te stessa”. Come comprenderlo? Puoi chiederti se ciò che fai ha una risonanza con il disegno più grande e con chi ti sta accanto. Certo sarebbe auspicabile che fossimo sempre propense al disegno più grande. Ma se seguissi senza farci
troppe domande la tecnologia della ruota dello zodiaco avendo fede in un qualcosa che va oltre la comprensione, cosa succederebbe?

Scrivo questo perché qualche mese fa ho mollato per l’ennesima volta le redini e mi son resa completamente disponibile all’intelligenza divina, che si muove tramite me. Risultato?
Con un dolore da perdita infinito provato nel corpo per varie situazioni relazionali complesse che richiedevano una graduale e ciclica presa di posizione, qualcosa di profondamente magico si è manifestato.

Per cinque giorni, nella frequenza acquariana, come ho detto mi sono sentita in una “missione spirituale” dove il corpo andava e si rendeva disponibile a ricevere e a emanare creativamente la vibrazione. Mi son ritrovata in luoghi distanti geograficamente l’uno dall’altro e al quarto giorno mi hanno condotto a sud della toscana alla Kiva, la preghiera in festa di cui ho parlato all’inizio.

Ritrovarmi in cima a una collina fra gli alberi ad osservare uno spazio circolare scavato nel corpo della Madre Terra con cinque altari per i quattro punti cardinali e il fuoco al centro che rimane sempre acceso e custodito…Una quindicina di metri di diametro e profonda più di due metri. Una piccola salita da cui si riemerge sul piano “terreno”, da qui s’incontra un cancello fatto da un filo con una piuma attaccata. Questa “porta” viene gentilmente benedetta costantemente da un braciere che emana la fragranza del cedro. Vi sono dei custodi della porta che con allegria e profondo rispetto aprono e chiudono questo spazio e fanno entrare all’interno di questa buca le anziane e gli anziani arrivati da diversi luoghi della terra per far accadere questa preghiera collettiva. Uniscono i loro intenti e onorano la terra, portando tutte le tradizioni. Durante i quattro giorni si crea comunità, tutti sono benvenuti e si ha l’opportunità di ricevere insegnamenti, conoscere gli anziani, e “riconoscersi” con gli altri partecipanti.
Verrà ripetuto per quattro anni. Qui hai più informazioni: https://roots-of-the-earth.eu/

Nadeshwari Joythimayananda

www.nadeshwari.it
info@nadeshwari.com

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