Categories: n19, Rivista

by Jerry Diamanti

Share

Categories: n19, Rivista

by Jerry Diamanti

Share

Sorry, this entry is only available in Italiano.

Afferrarsi, cogliere il senso di sé, é un processo continuo che si realizza un po’ alla volta quando ci concediamo di vivere e sentire ciò che accade mentre accade, senza l’interferenza del giudizio e dell’aspettativa;

quando siamo presenti e ci permettiamo di contemplare la nostra vita e la vita in generale a cui abbiamo l’onore di assistere, momento dopo momento, con la curiosità di un bambino che continua a scoprirla in ogni sua manifestazione, o almeno questo è quello che accade a me.

Ma presente a cosa?

A tutto, a tutti, alla vita ma sopratutto a te, alle tue emozioni, al tuo istinto, al tuo intuito, ai tuoi pensieri, alle tue sensazioni.

Ho avuto bisogno di mappe per mettere in ordine i miei pezzi in un intero, per trovare il senso di frammenti di me che faticavo a capire.

Non posso portare verità se non la mia.

Sicura di averlo già detto, ma sempre più certa che sia questo il punto, l’amore è la chiave.

Abbiamo la possibilità di occupare il nostro posto e sentirci pieni e soddisfatti della vita che viviamo quando ci muoviamo a modo nostro.

Il movimento è la svolta, almeno per me, perché comprendere che il mio posto non è uno ma tanti, mi ha permesso di smettere di provare a definirmi all’interno di confini che non mi rappresentavano mai abbastanza e di evitare di lasciare alcuni spazi perché non mi nutrivano abbastanza per essere i soli o io non mi sentivo abbastanza per nutrirli.

Non sono fatta per avere un’etichetta, fatico a starci dentro.

Davvero abbiamo bisogno di definirci per vivere in questo mondo?

Davvero abbiamo bisogno di darci un prezzo e un valore e di confrontarlo con quello degli altri?

Sento che questo è all’origine di tutte le guerre.

Se ci ricordassimo, nei momenti di dubbio e difficoltà, che siamo un organismo unico fatto di tante parti, sono sicura che questo non accadrebbe.

Se avessimo il coraggio di rallentare le azioni, respirare, aprire il cuore e offrire tutta la nostra gentilezza e amorevolezza a chi è diverso da noi e ha ancora più paura di noi ed è più in difficoltà di noi, sarebbe tutto più semplice.

Allo stesso tempo so, e ora davvero riesco ad accettarlo, che ognuno fa del suo meglio, fa quello che può, quello che riesce, apre il cuore e le braccia per quanto gli è possibile, entra in contatto con l’altro in relazione alle sue ferite, non può fare altro rispetto a quello che già sta facendo, altrimenti lo farebbe. Ci ho messo parecchio tempo per accettare e riconoscere questo, soprattutto a me stessa. Non era mai abbastanza, avrei sempre potuto fare di meglio e questa continua richiesta, rigidità e mancata accoglienza nei miei confronti era esattamente quello che mi teneva ferma nella mia evoluzione.

Anche il contatto delicato, dolce e accudente fa male quando siamo troppo feriti. Ed è lì che entrano in gioco la pazienza e il rispetto dei tempi dell’altro, che ha una sua storia e un suo sentire e anche dei tuoi e dei miei, nel mio caso.

Non possiamo più nascondere le nostre fragilità, possiamo scegliere di smettere di averne paura e di camuffarle in forza, competenza e abilità.

E’ tempo di riconoscere che siamo umani e come tali esseri estremamente creativi e capaci di trovare soluzioni sempre nuove, di adattarci in molti modi a molte cose, forti, coraggiosi e allo stesso tempo delicati, fragili, bisognosi di amore e di cura, determinati, visionari, sognatori e concreti camminatori della Terra.

Abbiamo bisogno della materia per prosperare tanto quanto della fantasia per avere mete entusiasmanti per cui valga la pena alzarci al mattino e muovere i nostri piedi e le nostre mani, ma questa è ancora un’ altra storia.

Oggi volevo parlare di occupare il proprio posto nel mondo e legittimarsi a farlo.

E riconoscere che per qualcuno quel posto sarà un punto e per molti altri saranno un’infinità di punti diversi. Possiamo ricordare di rispettare le diversità, perché per quanto crediamo di sapere tutto, sappiamo poco o niente dell’altro e il massimo contributo che possiamo portargli é stare in presenza accoglienza e ascolto.

Occuparsi della propria parte è molto più utile e importante che tentare di convincere gli altri che quella sia la cosa giusta in assoluto perchè qualcuno potrebbe crederci, mettere in dubbio se stesso e spostarsi dal proprio posto creando disequilibrio.

In fondo è questo che accade quando i tumori crescono nel corpo: le cellule, che prima erano differenziate e occupavano il loro posto nell’organismo e svolgevano la propria funzione in un corpo, tornano ad essere indifferenziate, cambiano la propria forma e i recettori che portano sulla loro superficie, smettono di rispettare le cellule vicine occupando uno spazio che non gli appartiene, certo lo fanno per un motivo, per una emergenza, ma spesso questa è solo presunta tale, come le motivazioni alla base delle guerre che accadono nel mondo.

Spesso basterebbe solo rallentare, respirare e accorgersi che non sta accadendo nulla di grave e che ci si può confrontare, che siamo tutti la stessa cosa e che quella guerra distruggera tutti quanti e il problema dal quale eravamo partiti forse non ci sarà più ma probabilmente non ci saremo più neppure noi.

Abbiamo bisogno di comunicare, siamo qui per relazionarci e comprenderci, per essere un tutto armonico e rispettoso delle differenze e della biodiversità. Sono sempre queste le parole sulla mia bocca. Sempre le stesse: rispetto della biodiversità, anche di quella che non comprendiamo, perché abbiamo il potere di comprendere noi stessi anche se la strada è lunga una vita intera, ma forse non potremo mai comprendere totalmente e completamente l’altro o forse si.

Le spinte che ci muovono sono diverse, il senso che diamo alle nostre azioni è diverso e perfino la realtà vista da occhi diversi e da prospettive diverse è tutt’altra, pur essendo la stessa. E’ solo che ognuno può vedere unicamente ciò che i suoi occhi, la sua mente e il suo cuore riescono a mettere a fuoco, su cui riescono a portare l’attenzione dalla sua posizione e questo dipende da tutto ciò che siamo oggi, frutto a sua volta di quello che siamo stati e di quello che è accaduto prima di noi. E non possiamo fare nulla per cambiare questa realtà, solo accoglierla, come possiamo accogliere l’altro, come possiamo accogliere noi stessi.

Non abbiamo ancora imparato a farlo.

Questo è evidente, ma possiamo imparare.

Io sono fiduciosa.

Possiamo allenarci all’amore e alla tolleranza, anche di noi stessi perché se no ci consumiamo, possiamo allenarci alla tolleranza nei confronti di ciò che è diverso da noi ma anche e soprattutto della nostra diversità rispetto all’altro e alle aspettative di un mondo che spesso dimentica di essere un unico grande organismo.

Sinarchia

Questa è la via delle prossime comunità, un governo che si costruisce insieme, dove ognuno occupa il suo posto e ogni parte è preziosa e importante. Forse quando avremo riconosciuto questo nella profondità delle nostre cellule, quando avremo sentito tutti questa vibrazione nel nostro corpo fisico, le guerre non si faranno più né fuori né dentro di noi. Forse neppure il denaro servirà, forse non avremo più bisogno di accumulare, lasceremo andare i bisogni fittizi che ci siamo inventati nei secoli per distrarci da ciò che conta davvero: la presenza alla realtà e alle relazioni con gli altri, con noi stessi e con la vita intera, intesa come qualcosa di più grande visibile e invisibile che ci circonda e tiene insieme e il tutto; l’offrire ciò che siamo alla vita nella piena fiducia che ognuno farà lo stesso e di questo beneficeremo tutti. Non avremo più bisogno di dare e ricevere da chi ha ricevuto da noi, perché avremo riconosciuto che siamo un organismo grande e complesso fatto di molte parti. Sarà la fiducia a permetterci di agire le nostre azioni senza aspettarci nulla ma sapendo che in qualche modo e nel giusto tempo arriverà esattamente ciò che ci occorre per il nostro massimo bene anche se non abbiamo la più pallida idea di cosa sia.

Io sento profondamente che possiamo entrare al centro del nostro cuore facendoci piccoli e scivolandoci dentro per andare a vedere quale luce siamo qui per portare. Dietro la nostra ombra c’è la luce ed è proprio lì, nelle nostre difficoltà, che possiamo trovare la chiave per aprire lo scrigno del nostro tesoro. Se avremo il coraggio di girare quella chiave tutto quello che abbiamo nascosto credendo non vada bene o non possa essere accolto sarà proprio quello che ci renderà unici e interi, allora, che può essere questo esatto momento, avremo e di fatto abbiamo l’opportunità di agire allineati al nostro cuore, in profondo ascolto di ciò che vi troviamo dentro, senza pretendere dagli altri quello che noi siamo qui per fare, senza cercare approvazione ma mantenendo alta la fiducia e rimanendo in connessione sincera e autentica con tutto quello che si muove in noi e fuori di noi dopo le nostre azioni.

Possiamo ora godere appieno della nostra vita, occupare il nostro posto nel mondo, smettere di giudicarci e confrontarci con chi non siamo, amarci di più, comprenderci di più, espandere la nostra consapevolezza, la nostra tolleranza, smettere di combattere contro di noi o contro chi non ci farebbe alcun male se solo noi smettessimo di scappare o di attaccarlo.

Insomma possiamo trovare le persone giuste con cui creare più grande, quelle di cui abbiamo bisogno per realizzare le nostre visioni più creative e illuminate.

Ora possiamo smettere di avere paura di essere rifiutati, di non essere accolti, di essere abbandonati, possiamo riconoscere che siamo adulti, che siamo in grado di cavarcela, ma non da soli.

Il mito di poter realizzare ogni cosa da soli e di non aver bisogno di niente e nessuno è totalmente falso e fuorviante e ci ha fatto sentire inadeguati e frustrati.

E’ falso.

La verità è che abbiamo bisogno delle nostre persone e possiamo incontrarle solo se siamo al 100% chi siamo e agiamo le nostre azioni e ci muoviamo nelle nostre direzioni, per quanto folli possano sembrare agli occhi degli altri e a volte anche ai nostri stessi occhi.

Siamo esseri umani e come tali siamo fatti per vivere in relazione, per aiutarci, per collaborare, per vivere.

Non siamo qui per mostrare al mondo quanto siamo belli e bravi, siamo qui per essere unicamente ciò che siamo, compiere le nostre azioni, vivere la nostra vita, fare la nostra esperienza, sentire le nostre emozioni e creare nuove possibili realtà, un’azione dopo l’altra.

Siamo qui per imparare insieme a stare insieme e a creare insieme.

Ognuno di noi può occupare tutti i suoi spazi e godere di ogni esperienza, siamo qui per questo.

La vita è meravigliosa.

Tu cosa fai per goderne appieno?

Come riesci a deporre le armi?

Come scegli di darti valore attraverso le tue azioni quotidiane?

Quanto ti permetti di costruire quella vita secondo il tuo sentire profondo e le tue reali passioni?

Lascia che la paura faccia spazio all’amore, meriti di esistere, così come sei e di portare il tuo sentire nel mondo, non ti preoccupare di quanto gli altri lo ascolteranno o lo comprenderanno, tu incarnalo completamente,

sarà abbastanza.

Questo è ciò che ho sentito sotto la terra di questo inverno, che possano germogliare tutte le consapevolezze realmente incarnate questa primavera e dare i più gustosi e nutrienti frutti nell’estate che verrà.

Ti abbraccio, se lo vuoi anche tu.

Sara Massone

www.saramassonenutrizionista.it

Immagine di Justus Menke

STAY IN THE LOOP

Subscribe to our free newsletter.

Don’t have an account yet? Get started with a 12-day free trial

Related Posts

Per rimanere in contatto con noi e ricevere informazioni sugli ultimi articoli, video, webinar ed iniziative pubbliche che proponiamo, lascia qui la tua email