La BTE è la mia medicina.

Una disciplina psico-spirituale,

intesa come un atto poetico,

fatta per insegnare la creatività

e l’arte del dono di sé.

Pier Luigi Lattuada

La Biotransenergetica (BTE) è una disciplina psico-spirituale e una prassi psicoterapeutica, creata da Pier Luigi Lattuada per insegnare a padroneggiare l’esperienza interiore, valicando i confini della psicologia classica, per raggiungere un benessere integrale, inevitabilmente connesso alla realizzazione del Sé.

Insieme alla Psicosintesi, la BTE è una delle poche discipline psicoterapeutiche complete fondate in Italia, riconosciuta nel 2002 dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR) e insegnata a medici e psicologi in un corso di specializzazione quadriennale in psicoterapia, presso la Scuola di Formazione in Psicoterapia Transpersonale di Milano, con seminari intensivi ed esperienziali che si tengono anche presso la Fattoria Monte Carmel di Varese Ligure (La Spezia) dove Lattuada ha stabilito da tempo un centro di formazione.

Le origini

A detta del suo fondatore, la BTE nasce come un insieme di rivelazioni, che disvelano qualcosa che, in potenza, esisteva da sempre.

Da giovane per carattere non mi andava bene niente, – racconta Lattuada – né la filosofia di Osho, che andava per la maggiore in quegli anni, né la psicologia classica, la bioenergetica, la medicina, o l’omeopatia e nemmeno lo sciamanesimo brasiliano, che pure avrei esplorato in profondità negli anni successivi. Non c’era nulla in cui potessi riconoscermi, se non in una mia personale creazione ed è stata questa attitudine a spingermi a immaginare qualcosa di nuovo rispetto a tutto il preesistente. Non posso dire però di aver cercato consciamente la BTE, la quale per così dire mi è “successa addosso”, rivelandomisi a poco a poco prima dentro di me e poi in modo manifesto. Non saprei dire ad esempio se sono stato io a trovare lei o lei a trovare me. Diciamo che ci siamo trovati vicendevolmente, non appena ho oltrepassato il confine che separa la testa dal cuore.

In effetti la BTE è essa stessa una forma di contemplazione dell’esperienza del confine e il passaggio dal cuore crea le giuste condizioni per cogliere il significato spirituale della nostra esistenza, permettendoci di acquisire autostima e sicurezza di noi stessi, guarirci e guarire, sentirci liberi da concetti quali la vita e la morte, nonché responsabili di preservare o meno il sacro potere della nostra vita e delle forze della natura che agiscono dentro e fuori di noi”.

Mai avrei immaginato tuttavia di poter trovare tutto questo, quando, non appena laureato in medicina, ero partito per il Brasile. Il mio intento era quello di condurre ricerche nel campo della psicologia transpersonale e delle terapie non convenzionali, invece è stato laggiù che, nel corso di un rituale, si è verificato in me un radicale reset e che la BTE è nata in me, sebbene abbia cominciato a prendere forma ufficiale solo un paio d’anni più tardi, in Italia, anche grazie all’apporto della mia prima moglie Marlene Silveira”.

In seguito Lattuada avrebbe divulgato la propria disciplina in numerose pubblicazioni1 e cominciato a insegnarla a partire dal 1984, continuando a sviluppare il proprio modello teorico, oltre all’innovativo sistema operativo della BTE, con tutte le pratiche che la compongono, in oltre quarant’anni di lavoro “sul campo”.

Oggi il modello della Biotransenergetica è completo, retto da una garanzia sperimentale prettamente esperienziale, raccolta in oltre tremila ore di registrazione di lavoro clinico, ventimila pagine di relazioni sui vissuti e oltre duecento lavori di tesi e viene adottato da centinaia di psicoterapeuti regolarmente accreditati dallo Stato italiano.

Il nome

Il termine Biotransenergetica nasce nel 1983, grazie allo psicologo brasiliano Carlos Da Silva, con il quale Lattuada all’epoca teneva un training quadriennale, comprendente lavori su corpo, emozioni, mente e spirito.

Fu quest’ultimo infatti ad avere l’intuizione giusta, coniando il termine, all’interno del quale, non a caso vi è il termine che è “transe”, il quale fa riferimento a uno dei concetti fondanti della BTE.

Il concetto di Transe

Tale principio va inteso come la relazione a tre che si stabilisce sempre fra due persone che comunicano fra di loro e il campo energetico-informazionale nel quale esse sono immerse.

In Biotransenergetica – spiega Lattuada – siamo sempre in transe, poiché siamo consapevoli che non vi è separazione fra noi e il flusso di energia ininterrotto che ci avvolge e ci comprende.

L’energia vitale è in trasformazione incessante, perciò se si desidera modificare una certa situazione, occorre “cambiare transe”, ossia cambiare posto, spostarti dal luogo del problema, al luogo della soluzione, proprio come fa lo sciamano andando alla ricerca della medicina, attraverso dimensioni diverse”.

Tutto l’universo è interconnesso e ogni cosa può trasformarsi, a seconda di dove ci troviamo all’interno di esso. Lo scopo ultimo è quello di mettere la malattia in connessione con la cura, dovunque quest’ultima si trovi. Ma per far questo occorre spostarsi, cambiare transe e padroneggiare tale cambiamento. Ecco perché in BTE non ci si concentra sul paziente o sulla malattia, ma si limita a rimanere all’interno del processo in modo creativo, così da favorire risonanza dove vi è interferenza e fluidità dove vi è blocco.

Questo è anche il motivo per cui Lattuada fa riferimento alla BTE come a un atto costantemente creativo, che nasce laddove noi scompariamo a noi stessi e ci identifichiamo con il flusso del divenire, che è l’evoluzione naturale e ininterrotta di tutte le cose.

La Captazione

Un altro concetto molto importante nella BTE è la captazione, che è anche una delle pratiche abitualmente utilizzate nella sua pratica terapeutica. Essa consiste in quel particolare processo attraverso il quale il terapeuta è in grado di espandere la propria coscienza fino ad abbracciare il campo del paziente, entrando in transe e “diventando l’altro” a tutti gli effetti.

Tutto ciò che una persona dice, dipende, infatti, anche da ciò che il suo interlocutore ascolta e da come lo ascolta. I due, per così dire, si “captano” a vicenda; pertanto, la captazione2 è ciò che accade in ogni momento fra chi parla e chi ascolta e ad unirli è il “campo”, un concetto preso in prestito dalla fisica e adottato dalla BTE con risultati sorprendenti. In fondo la BTE pur sembrando molto complessa parte da un presupposto molto semplice e verificabile da chiunque attraverso l’esperienza diretta: siamo tutti sempre in transe, cioè in interazione con gli altri in un campo, o ambiente; pertanto, siamo sempre tutti in captazione dell’altro e dell’ambiente solo che non ce ne accorgiamo. La BTE ci insegna a farlo.

Il concetto di Campo

Il campo è la grande novità – afferma Lattuada – è l’elemento che mancava. Nel nostro modello, il campo è il terzo elemento che collega i primi due, dal momento che viviamo, come ha dimostrato la fisica moderna, in un sistema di realtà che è trino, composto cioè da tre elementi interconnessi”.

Rispetto allo spazio e al tempo, per esempio, il terzo elemento è la durata (o “divenire”), mentre nel linguaggio della tradizione cristiana, il terzo elemento della Trinità, rispetto al Padre e al Figlio, è lo Spirito Santo.

La stessa cosa accade a qualsiasi livello, anche fra chi parla e chi ascolta – fa notare Lattuada – perciò la relazione che considera solo due aspetti, perde di vista il campo che li collega e che è invece psichicamente significativo. Esiste sempre un terzo elemento, un campo di energia che collega i primi due, anche se ci si comporta ancora come se esistesse solo la dualità. Ciò è dovuto al fatto che il campo non lo puoi cogliere facilmente, a meno che non si scenda dal livello della mente a quello del cuore ed è precisamente questo passaggio che ci viene richiesto dal nuovo paradigma.

Quando dico cuore, però, mi riferisco a qualcosa che a sua volta non va guardato in un’ottica duale. Non si tratta cioè di rinunciare al pensiero per il sentimento, bensì di integrarli fra di loro, giacché il cuore è già di per sé stesso la totalità. Quindi il livello a cui aspiriamo in BTE va oltre la stessa dicotomia mente-cuore”.

Il contesto

Contesto della BTE è il processo dinamico che si svolge tra l’individuo e il suo ambiente, nel corso del viaggio che lo porta alla sua piena autorealizzazione.

La BTE legge infatti gli eventi secondo la visione della psicologia transpersonale, nata in California negli anni Settanta del Novecento. Tale approccio si occupa prevalentemente delle qualità più elevate dell’essere umano e riprende le diverse tradizioni culturali, laiche o religiose, scientifiche o mistiche, che propongono il superamento dell’individualismo, dell’egoismo, della sete di potere e della competizione, in favore dell’altruismo, della condivisione, della sinergia, della partecipazione e della spiritualità.

Come la psicologia transpersonale, anche la BTE leggerà dunque una depressione in modo ben diverso da come la leggerebbe la psicoanalisi3 (che, ad esempio, la potrebbe considerare come una fissazione alla fase orale dello sviluppo della personalità) bensì come una conseguenza della separazione fra la persona depressa e la dimensione sacra dell’esistenza.

Nel contesto transpersonale, dunque, il focus viene posto sulla natura autentica dell’individuo (Sé) e della realtà nella quale egli vive e si muove. Tale natura è indipendente dalla personalità dell’individuo e non è condizionata dalla sua storia biografica, ma può essere individuata solo grazie al dialogo maieutico con l’altro da Sé.

Differenze fra Psicologia Transpersonale e BTE

Come detto la psicologia transpersonale è un approccio psicologico che si occupa dello studio e della cultura della spiritualità e delle esperienze spirituali in un contesto psicologico.

Non a caso i primi ad utilizzare il termine transpersonale sono stati due grandi studiosi come Roberto Assagioli e Carl Gustav Jung, entrambi impegnati a lungo a gettare un ponte fra ambiti apparentemente incompatibili come scienza e spirito.

Se la psicologia transpersonale è la visione psicologica sottostante, la Biotransenergetica è un modello applicativo, un sistema operativo , potremmo dire, sia transpersonale che integrale.

Di conseguenza, pur condividendo l’intera visione ontologica della psicologia transpersonale (ad es. il fatto che ogni manifestazione è anche archetipica e quindi spirituale e che la mancanza di connessione con il Sé stia alla base di qualsiasi patologia), la BTE dispone anche di strumenti originali propri, oltre che di una propria epistemologia, a sostegno del metodo che utilizza come cura.

La visione

Qualcosa di nuovo,

qualcosa di antico,

una via che ha un cuore

P. L

Il modello teorico della BTE è fondato sulla cosiddetta filosofia perenne, vale a dire sull’eredità proveniente dalle antiche tradizioni sapienziali dell’umanità, ma si propone di fare da ponte fra quest’ultima e i contributi provenienti dalle più avanzate teorie della nuova visione integrale, le quali derivano dalla fisica quantistica, dalla psico-neuro-immunologia, dalle neuroscienze, dalla nuova biologia e dalla ricerca sugli stati della coscienza.

Con le antiche medicine tradizionali e con le moderne terapie psicocorporee, la BTE condivide infatti la concezione del mondo e degli individui in termini di “processi energetici” in costante divenire.

Essa si propone pertanto di tradurre e applicare, attraverso le sue molteplici pratiche, la visione scientifica dell’emergente paradigma olistico sistemico, il quale è sostenuto tanto dalle più recenti acquisizioni della fisica subatomica, quanto dalla ricerca sugli stati di coscienza e dalle stesse tradizioni spirituali antiche, basate sulla meditazione.

In generale, ad ispirarne il modello sono tutte quelle discipline che nel corso dei secoli si sono rapportate con l’esperienza vitale, intesa come unità fondamentale del creato.

Nella BTE confluiscono pertanto, oltre ai numerosi contributi degli approcci psicoterapeutici che l’hanno preceduta nel tempo, anche tutte quelle conoscenze derivanti dai più antichi sistemi di guarigione: dallo sciamanismo, al sincretismo afrobrasiliano, dalle medicine tradizionali orientali (cinese, tibetana e ayurvedica) allo yoga, dal taoismo al tantrismo, dalla tradizione ermetica e alchemica, alla gnosi, dalla teosofia fino all’antroposofia e oltre.

Rapporto fra Sciamanesimo e BTE

La BTE usa lo sciamanesimo ma non è sciamanesimo,

ha una dimensione spirituale e una sacralità devozionale,

ma non è religione, non è un credo. È laica.

Ha mappe e modelli cognitivi epistemologici,

ma non è una psicologia cognitiva,

La BTE è trasformazione incessante,

è fluidità.

P.L.

Molti pensano alla Biotransenergetica sia un innesto di psicologia e sciamanesimo, ma il suo creatore tiene a precisare che tale definizione è impropria, dal momento che – parole sue: “lo sciamanesimo è la tradizione originaria, la cura primaria, perciò esiste già nella psicologia e tutto ciò che ho fatto è stato solo riconoscerlo”.

Vero è tuttavia che, rispetto alla psicologia classica, la BTE si radica con rinnovata forza in questa particolare tradizione, poiché attribuisce un’importanza fondamentale alle “forze che reggono il mondo” e sa che queste forze sono da intendersi sia immanenti che trascendenti, appartenendo esse al mondo naturale, non meno che a quello coscienziale.

Tali forze, o archetipi4, sono responsabili di ogni dinamica psicologica, di ogni manifestazione del vivente, così come di ogni processo patologico o di guarigione.

Gli sciamani pensano che tutto è spirito – spiega Lattuada – questi spiriti o divinità nella tradizione afro-brasiliana sono chiamati Orixàs. Uno sguardo transpersonale può riconoscere che queste forze, sotto forma di archetipi sono presenti non solo sugli altari, ma anche nell’auto che guidiamo o nel navigatore satellitare che ci indica la direzione. Essi sono espansi in principi organizzatori archetipici che pervadono ogni cosa. Anche il processo del farmaco che assumiamo per spegnere un’infiammazione, a ben guardare, è pur sempre un processo sciamanico, anche se molto più elaborato. Ogni processo di cura è una medicina che entra in contatto con un problema, in un flusso ove tutto è in costante trasformazione. Personalmente ho notato delle regolarità nei processi trasformativi della coscienza (o dell’esperienza umana) che stanno alla base del processo di cura e ciò mi ha dato lo stimolo a sviluppare una metodologia che cercasse semplicemente di rispettare tale processo”.

La BTE è dunque sciamanica nel senso che porta la medicina in contatto con la malattia, inserendo entrambe in un unico flusso, in un processo dinamica e in questo modo aiuta il paziente a trascendere l’ostacolo della malattia, per lasciare che la medicina agisca.

Le pratiche che la BTE propone per fare ciò possono essere diverse e andare dal respiro, all’Autocaptazione, fino all’approccio verbale (utilizzo di parole “magiche” che favoriscono l’azione della medicina), al cosiddetto corpo del sogno5.

Come nello sciamanesimo inoltre, molto importanti in BTE sono anche il canto e la danza, poiché il movimento del corpo rappresenta il muoversi all’interno della forza dell’archetipo.

Danzare in un’ottica meditativa è molto piacevole e liberatorio, oltre che estremamente utile – aggiunge Lattuada – Ecco perché nei miei percorsi di terapia da tempo sono solito suonare il tamburo sciamanico a beneficio di chi danza. Nello sciamanesimo il tamburo è una metafora del mondo, ma anche del padre e della madre. Quello che scandisce infatti è il ritmo individuale della persona, che rappresenta la medicina più antica, poiché ogni processo patologico proviene proprio dalla mancanza di rispetto per questo ritmo”.

Dall’altro lato però la BTE non ha nulla a che fare con lo sciamanesimo comunemente inteso, se lo sciamanesimo infatti può essere visto come a sorgente dell’arte di curare, la BTE è come un grande fiume delle pianure, molte acque, molti diversi affluenti da diverse vallate sono confluite nel suo letto e scorrono verso il mare. Soprattutto mentre lo sciamanesimo è figlio di un pensiero magico o al massimo mitologico, culturalmente determinato, la BTE opera secondo un pensiero sovrarazionale, transculturale e transpersonale, inclusivo, mondo centrico.

Il contenuto

L’esperienza interiore è senz’altro il contenuto sul quale la BTE si concentra e opera più attivamente, tenendo presente che esistono esperienze interiori di ordine personale, ma anche di ordine transpersonale.

Se le prime comprendono sensazioni, stati d’animo, emozioni, sentimenti, desideri, bisogni, pensieri, ricordi, immagini e intuizioni; le seconde invece, quelle di ordine transpersonale, includono anche le percezioni extra-sensoriali, spirituali, mistiche, tanto quanto le esperienze estatiche, le visioni archetipiche, i sogni mitologici, ma anche le rivelazioni, gli insight, le aperture del cuore, gli stati non ordinari di coscienza, fino alle stesse esperienze di pre-morte.

La teoria

Il modello della BTE considera come oggetto di studio e punto di partenza l’evento semplice, inteso come dialogo partecipativo tra psiche individuale e psiche collettiva, nel quale un’importanza primaria rivestono, oltre alla già citata esperienza interiore del soggetto, anche il Campo, il dialogo tra Realtà e Verità, gli Stati di coscienza e infine il Sé.6

L’epistemologia della Seconda Attenzione

Dal punto di vista epistemologico, la Biotransenergetica, in linea con la Psicosintesi e con tante altre tradizioni sapienziali, concepisce il Sé personale come un rifesso del Sé transpersonale, con il quale intrattiene un costante dialogo, attraverso il Campo che li unisce e li comprende.

La BTE propone pertanto un’Epistemologia della Seconda Attenzione, che può essere raggiunta attraverso la padronanza dell’esperienza interiore e il passaggio dall’identificazione alla disidentificazione e dal giudizio all’osservazione.

Nel linguaggio utilizzato dalla BTE, la “Seconda Attenzione” consiste, in altri termini, in quel tipo di sguardo che è in grado di cogliere il problema ma anche ciò che sta oltre, in quella prospettiva differente che ci proietta là dove il problema diviene in realtà un’opportunità e un dono.

Se la Prima Attenzione, tipica della mente reattiva e dell’identificazione emotiva, è utile dunque per operare nella realtà ordinaria, di tutti i giorni, la Seconda Attenzione, figlia dell’osservazione consapevole e della disidentificazione, ci introduce invece al cammino del cuore.

Chi vuol vedere davvero non a caso deve ricorrere alla seconda attenzione. Cambiare cioè prospettiva e sistema di riferimento.

E se la vecchia epistemologia, quella che fa riferimento alla scienza riduzionista, si limita a misurare, verificare e convalidare, la nuova epistemologia, che è appunto la Seconda Attenzione, fa esperienza, condivide, riconosce le regolarità e le verifica.

Si tratta dunque di un nuovo genere di scienza che include la coscienza e che non si accontenta del benessere, ma punta alla sfida, al potere personale e alla piena libertà.

La via che ha un cuore7 è un cammino lungo e tortuoso, che esplora amore e sofferenza, errore e consapevolezza, morti e rinascite. Un cammino che non teme responsabilità, che sostiene il significato spirituale dell’esistenza, che vuole guarirsi e guarire, preservando il potere sacro della vita e delle forze naturali.

Un cammino il cui obiettivo è il raggiungimento di un luogo mitico, indicato nei secoli con i nomi più diversi: Coscienza Suprema o Akasha, Tao o Via, Fondamento o Aruanda, Orùm o Nirvana, Tempo del Sogno Nagual, Dharma o Regno dei Cieli.

Il metodo

La Biotransenergetica propone un vasto sistema di pratiche di autoguarigione e di trasformazione della coscienza, offrendo un modello operativo psico-spirituale e una metodologia clinica in grado di favorire al contempo i processi di guarigione e quelli di realizzazione del Sé.

Tutto ciò allo scopo di operare un’integrazione consapevole dei piani del sentire, dell’agire e del pensare, per mettere in condizione la persona di guarire dal di dentro, liberandosi dal proprio disagio sia fisico che psichico e risvegliando in sé le qualità spirituali necessarie per onorare appieno la propria natura più autentica e fondamentale.

Il metodo BTE si fonda, come più volte evidenziato, sull’esperienza interiore e sull’esplorazione delle dimensioni della coscienza, con l’intento preciso di realizzare la consapevolezza, la quale si svela oltre i processi di pensiero della mente ordinaria, attraverso pratiche meditative, propedeutiche e terapeutiche.

Seguendo il modello della BTE, non si opera dunque sui sintomi, o sui conflitti dell’individuo, bensì sul processo che si svolge nel Campo, il quale include terapeuta e paziente, favorendo così la trasformazione di strutture disarmoniche in armoniche.

Di conseguenza la BTE non utilizza protocolli, o schemi di intervento predefiniti, ma insegna ad allearsi al processo che l’individuo sta vivendo dentro di sé, per trovare, grazie alla piena presenza, nel qui ed ora, la risposta più adeguata. Non utilizza il metodo cosiddetto diagnostico-procedurale, ma quello dialogico-processuale.

La finalità

La BTE concepisce l’organismo come una rete interdipendente di sistemi informazionali8.

Uno dei suoi presupposti fondanti ci ricorda che gli stati di coscienza influiscono direttamente sul nostro stato di salute e che, in conseguenza di ciò, imparando a padroneggiare i nostri stati di coscienza, potremo migliorare sensibilmente la qualità della nostra vita.

L’intento ultimo della BTE è dunque quello di mettere la persona nella condizione di raggiungere la padronanza dei propri stati di coscienza, aiutandolo a riconoscere la sacralità dello slancio creativo in ogni sua manifestazione, conformandosi alle sue leggi.

Nella pratica ciò significa favorire in ciascuno l’esperienza interiore delle forze naturali e il riconoscimento delle qualità e delle potenzialità che queste ultime sono in grado di risvegliare9.

In una parola insegna a spostarci interiormente dal luogo del problema al luogo delle qualità necessarie per risolverlo.

Il rispetto della Legge Universale

Un altro degli intenti principali della BTE è il rispetto della Legge Naturale, ovvero l’indurre l’individuo a riconoscere e rispettare la vera natura delle cose.

Essa abitua a pensare che il Sé agisca costantemente in un’ottica olotropica, armonica e armonizzante, ossia che tutto stia procedendo verso l’armonia e verso un benessere, che altro non sono se non gli effetti collaterali del rispetto della Legge medesima.

Differenze fra Psicologia accademica e BTE

Padroneggiare il proprio stato di coscienza, come abbiamo visto, è un passaggio prioritario per la BTE, piuttosto che focalizzarsi su un evento specifico, o su qualcosa che è stato detto o fatto, come invece è d’uso nella psicologia classica.

Se per esempio lo psicoterapeuta, trovandosi di fronte al paziente incomincia a pensare a cosa fare per risolvere il suo problema, questa domanda lo cronicizza in uno stato di coscienza razionale ben preciso, ossia nello stereotipo del terapeuta in cerca di una soluzione.

Viceversa, se invece egli rimane aperto, in ascolto consapevole e prende atto semplicemente di che cosa sta accadendo, quello che va fatto o detto diviene chiaro a uno sguardo intuitivo, in questo modo il processo terapeutico si compie da sé, del tutto spontaneamente.

Togliendosi di mezzo come entità definita, dunque, il terapeuta entra nel processo, il quale è in grado di curarsi da sé. È infatti il Campo intero a curarsi, e sappiamo che esso comprende non soltanto il paziente, ma anche il terapeuta stesso e tutto quanto li colleghi.

La BTE prevede insomma che si crei uno spazio interiore, un’opportunità, che permetta alle nostre qualità più elevate e alle nostre risorse nascoste di manifestarsi, solo in questo modo il nostro sguardo si potrà espandere fino a cogliere la risposta contenuta in qualsiasi domanda.

In definitiva la BTE parte dal presupposto che ogni problema voglia risolversi da sé e che esso ci fornisca tutti gli elementi utili per favorire tale risoluzione. Cogliere questi elementi, riconoscere e aiutare a superare gli ostacioli, è perciò il nostro compito, assolvendo al quale trascenderemo le cronicizzazioni, gli attaccamenti e le resistenze che impediscono al problema/processo di compiersi in modo del tutto naturale.

BTE e scienza

La Biotransenergetica include e trascende la scienza ad un tempo.

Pur essendo riconosciuta dal Ministero dell’Università e avendo allievi che giungono da ogni parte d’Italia per apprenderla, paradossalmente essa rimane ancora in parte sconosciuta alla comunità scientifica.

Di fatto, non è possibile comprendere la BTE con lo sguardo del modello tuttora dominante, il vecchio modello riduzionista e positivista, che grazie al successo nel mondo materiale, ha finito per identificare la psiche con la mente e a collocarla nel cervello.

È necessario uno sguardo scientifico nuovo che fortunatamente da più parti sta nascendo e prosperando. Si tratta di una scienza della coscienza, della complessità.

La BTE è dunque scientifica, se la consideriamo dal punto di vista del nuovo paradigma, che è soltanto al suo sorgere e che non ha ancora soppiantato la vecchia visione delle cose.

La scienza d’altronde è una conoscenza che fornisce garanzie di validità, ma non si può certo aspettarsi che le discipline che si occupano della coscienza e dell’esperienza interiore rispettino i canoni di misurazione e ripetibilità secondo le leggi di causa-effetto stabilite dalla scienza positivista. Sarebbe come voler misurare l’amore, o imprigionare l’aria.

Al di là della pretesa di misurare ciò che misurabile non è, la visione transpersonale adottata dalla BTE propone invece una scienza qualitativa e non solo quantitativa, che di fronte a un fenomeno che non rientri nei suoi parametri ampli i suoi metodi, piuttosto che negare la stessa validità dei fatti osservati.

Il nuovo paradigma propone una metodologia scientifica libera dai vincoli inadeguati del meccanicismo positivista, ampliando la sua giurisdizione, le sue procedure e i suoi strumenti di indagine e considerando l’esperienza interiore e le dimensioni della coscienza come elementi non più trascurabili.

Dall’epoca della sua scoperta, la stessa fisica quantistica, del resto, ha impiegato oltre un secolo prima di poter travalicare le aule e i laboratori accademici per arrivare alla gente, ed è probabilmente ancora lunga la strada che la BTE, che da essa trae gran parte della propria ispirazione, dovrà ancora percorrere per giungere a un pieno riconoscimento.

Se la Psicosintesi di Roberto Assagioli e la psicologia di Carl Gustav Jung sono sorte infatti al sorgere stesso della fisica quantistica, la BTE è in grado di portare avanti quel testimone , sia teorico che pratico, e di agire già secondo la nuova visione, conciliando elementi antichi e moderni e rappresentando, almeno in campo psicologico, un meta-modello, una sorta di teoria delle teorie, simile a quella che i fisici stessi stanno ancora cercando per conciliare gli infiniti paradossi della loro materia.

Prospettive future

Come scrive la dottoressa Eleonora Prazzoli, psicoterapeuta, docente e direttrice didattica della Scuola di Formazione in Psicoterapia Transpersonale presso l’Integral Transpersonal Institute: “È possibile immaginare un futuro non troppo remoto nel quale Biotransenergetica venga accettata dai circoli accademici come parte integrante di una visione scientifica del mondo radicalmente nuova.

Per troppo tempo la ricerca psicologica ha tenuto conto soltanto dei bisogni elementari dell’essere umano, tralasciando le fondamentali questioni di ordine superiore, tra cui il bisogno di dare un significato all’esistenza, la spinta all’autorealizzazione, o il senso di trascendenza.

Mentre l’obsoleta visione materialistica del mondo, risalente ormai al Seicento, si va dunque frantumando sotto la spinta dei rivoluzionari progressi della scienza moderna, comincia ad evidenziarsi via via una nuova comprensione di noi stessi, della natura e dell’universo che ci ospita”10.

Di pari passo cresce nell’essere umano la coscienza di una dimensione spirituale dell’esistenza di fondamentale importanza, che non è più possibile continuare ad ignorare.

La mente duale e il conseguente senso di separazione dal tutto, è diventata oggi la principale causa di sofferenza e deve essere superata, se si vuole accedere a un rinnovato stato di benessere e di serenità.

Benché la coscienza di essere individui singoli, separati dal mondo circostante, rappresenti un momento fondamentale del processo di individuazione (…) il superamento della dualità insita nel pensiero, è l’unica via che porta l’essere umano all’unione con gli altri, con la natura e con il mondo nella sua totalità, coinvolgendolo in un nuovo sentimento di comunione, attenzione e responsabilità nei confronti di tutto ciò che lo circonda.

Ne consegue che la BTE può offrire (…) un nuovo nutrimento, contribuendo a sviluppare altresì un rinnovato interesse per le tematiche di natura spirituale e teleologica. Essa può inoltre favorire il pluralismo culturale e tecnico derivante dallo studio e dall’integrazione di discipline originarie di culture e luoghi differenti. Il confronto con il diverso, d’altronde, non può che essere uno stimolo e un arricchimento in qualsiasi percorso evolutivo di trasformazione integrale.

Nella società multietnica in cui ormai tutti viviamo, la transculturalità spirituale appare sempre più come una delle nuove frontiere della psicoterapia.

Lo psicoterapeuta BTE accompagna dunque non solo il percorso evolutivo spirituale di chi a lui si rivolge personalmente, ma anche della società stessa, nella quale sempre più forti risultano le istanze di trascendenza, di comunione con la natura, con sé stessi e con gli altri, fino a quella riguardante la connessione con la Mente Universale.

In questo panorama, la Biotransenergetica si delinea in definitiva, come parte il nuovo paradigma, in grado di fornire i fondamenti per una Scienza della Coscienza, superando la dicotomia della separazione tra soggetto e oggetto, considerala come l’illusione fondamentale dell’esperienza umana”11.

Riferimenti

Per approfondimenti ulteriori è possibile contattare la Società Italiana di Biotransenergetica (SIBTE) che opera dal 1986 per la tutela della qualità della pratica della materia con un codice deontologico e un elenco professionale degli allievi in formazione, dei counselor e degli psicoterapeuti formati secondo il modello della Biotransenergetica.

Pier Luigi Lattuada e Giulietta Bandiera

info@iti-life.com

www.integraltranspersonallife.com

Bibliografia

1Si vedano in particolare: Il modo ulteriore (Ed. MEB Padova 1995, ristampato da ITI Ed., Milano 2013) e Biotransenergetica (Ed. Xenia, Milano, 1997 ristampato da ITI Ed., Milano 2013)

2

3Disciplina fondata da S. Freud, che ha come oggetto lo studio e il trattamento terapeutico di disturbi di tipo psicologico, nel quadro di una teoria dinamica della psiche incentrata sul concetto di inconscio

4Per archetipo si intende un primo esemplare, o un modello. Nella filosofia platonica rappresenta l’essenza sostanziale delle cose sensibili. Nella psicologia di Carl Gustav Jung (1975-1961) è l’immagine primordiale contenuta nell’inconscio collettivo, che riunisce le esperienze della specie umana e della vita animale, costituendo gli elementi simbolici delle favole, delle leggende e dei sogni. Fonte: Enciclopedia Treccani.

5La pratica del Corpo del Sogno è una tecnologia psico-corporea di Biotransenergetica che favorisce il risveglio dell’energia psico-fisica, il recupero della fluidità corporea e consente l’espansione della coscienza attraverso meditazioni dinamiche ispirate alle qualità delle forze della natura. Attraverso l’integrazione di movimenti rituali (mudra), respirazione. suono (mantra) e visioni mentali (yantra), si creano le condizioni per l’aumento dell’energia vitale e quindi la possibilità di entrare in uno stato di coscienza che consente l’accesso alle forze della natura e del mondo spirituale che in psicologia sono considerati archetipi.

6Lattuada P.L, seminario dicembre 2011.

7Definizione di Carlos Castaneda.

8Genetico, immunologico, ormonale, nervoso ecc.

9 La Persistenza del Contatto e la Padronanza del transe costituiscono i due strumenti principali.

10Prazzoli Eleonora, Biotransenergetica: verso un nuovo stadio di pensiero. Il modello, il confronto, le differenze, le innovazioni, ITI, Milano 2018.

11Ibidem.

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